Stan Lee, nato Stanley Martin Lieber il 28 dicembre 1922 a Manhattan e morto il 12 novembre 2018, è entrato nel 1939 come assistente alla Timely, antenata della Marvel. Direttore editoriale ad interim a meno di 19 anni, mantiene l'incarico fino al 1972, quando diventa editore. Tra il 1961 e la metà del decennio co-crea con Jack Kirby i Fantastic Four, Hulk, Thor, Iron Man e gli X-Men, con Steve Ditko Spider-Man e Doctor Strange, con Bill Everett Daredevil. Il suo metodo di lavoro, la sinossi consegnata al disegnatore prima dei dialoghi, è diventato il metodo Marvel. Spiega anche i dibattiti sulla parte di ciascuno in queste creazioni, che le testimonianze degli interessati non permettono di dirimere del tutto.
Stan Lee è probabilmente l'unico sceneggiatore di fumetti il cui volto è noto a persone che non hanno mai aperto un fumetto. Le sue apparizioni nei film Marvel hanno finito per farne una figura della cultura popolare. Questa notorietà ha un rovescio: ha ricoperto la realtà di un mestiere esercitato per più di trent'anni in un ufficio newyorkese, fatto di scadenze, sinossi, lettere dei lettori e negoziazioni con i disegnatori.
Questo articolo racconta quel mestiere. Segue la carriera in ordine, spiega concretamente come lavorava Stan Lee ed espone i dibattiti sulla paternità dei personaggi così come le fonti li documentano, senza pretendere di chiuderli. Un altro articolo del sito presenta un libro a lui dedicato; qui parliamo dell'uomo e della sua opera.
Un adolescente del Bronx presso un editore di pulp
Stanley Martin Lieber nasce a Manhattan, all'angolo tra la 98a Strada e West End Avenue, in una famiglia ebrea di origine rumena. Suo padre, tagliatore nell'abbigliamento, lavora a intermittenza dopo la crisi del 1929, e la famiglia trasloca più volte prima di stabilirsi nel Bronx. Ha un fratello minore, Larry Lieber, che farà anch'egli carriera nei fumetti e firma nel 2026 una storia del numero 1000 di Amazing Spider-Man.
Studente del liceo DeWitt Clinton, sogna di scrivere un grande romanzo e collega lavoretti: redazione di necrologi per un'agenzia, comunicati per un centro di lotta contro la tubercolosi, consegna di panini, maschera in un teatro di Broadway. Termina il liceo nel 1939, a sedici anni e mezzo. Lo stesso anno, grazie a uno zio, entra come assistente alla Timely, il ramo fumetti dell'editore di pulp Martin Goodman, marito di sua cugina. È l'editor Joe Simon ad assumerlo formalmente.
I primi compiti sono modesti: riempire i calamai dei disegnatori, andare a prendere il loro pranzo, rileggere, cancellare i segni di matita sulle tavole inchiostrate. Il suo primo testo pubblicato è un racconto illustrato, «Captain America Foils the Traitor's Revenge», in Captain America Comics #3, datato maggio 1941. Lo firma Stan Lee, pseudonimo destinato a tenere in serbo il suo vero nome per il romanzo che conta di scrivere un giorno. Questo testo presenta di passaggio un gesto promesso a una lunga carriera: lo scudo di Captain America che rimbalza. Qualche mese dopo co-crea il suo primo supereroe, il Destroyer, in Mystic Comics #6.
Direttore editoriale a diciannove anni
Alla fine del 1941 Joe Simon e Jack Kirby lasciano la Timely dopo una disputa con Goodman. L'editore affida l'interim della redazione al giovane Lee, che non ha ancora diciannove anni. L'interim dura tre decenni: resta direttore editoriale, e spesso direttore artistico, fino al 1972.
La guerra interrompe questo inizio di carriera. Mobilitato all'inizio del 1942, Lee presta servizio negli Stati Uniti nelle trasmissioni, poi alla divisione dei film di addestramento, dove scrive manuali, sceneggiature di film didattici e slogan. Continua a scrivere per la Timely dalla sua base, al ritmo della corrispondenza settimanale della redazione.
Gli anni Cinquanta sono quelli della Atlas, nome con cui l'azienda è allora conosciuta. Lee scrive di tutto: romance, western, umorismo, fantascienza, avventure medievali, horror, suspense. Co-firma anche con Dan DeCarlo una striscia a fumetti per la stampa. Alla fine del decennio è stanco di questo mestiere e valuta di cambiarlo. È in questo contesto che tutto cambia.
1961: i Fantastic Four, e il seguito
Presso la concorrente DC il ritorno dei supereroi funziona: Flash è stato modernizzato, la Justice League riunisce i grandi nomi dell'editore. Martin Goodman chiede a Stan Lee una squadra di supereroi. Secondo il racconto di Lee, è sua moglie Joan a consigliargli di scrivere finalmente il genere di storia che gli piace, dato che pensa comunque di lasciare il mestiere.
Il risultato, disegnato da Jack Kirby, è Fantastic Four #1, datato novembre 1961. I suoi eroi litigano, si preoccupano delle bollette, hanno un brutto carattere. La ricetta funziona, e le creazioni si susseguono: con Kirby, Hulk, Thor, Iron Man, gli X-Men, poi gli Avengers, che riuniscono una parte di questi nuovi arrivati; con Bill Everett, Daredevil; con Steve Ditko, Spider-Man e Doctor Strange. Tutti vivono nella stessa New York e si incrociano da una serie all'altra, il che dà al lettore la sensazione di un universo coerente.
Il duo Lee e Kirby, che ritroviamo nel nostro panorama degli artisti principali dei Fantastic Four, produce anche i grandi racconti cosmici di Fantastic Four, tra cui la trilogia di Galactus che comincia nel #48, datato marzo 1966, e presenta il Silver Surfer. Fa entrare nella serie gli Inumani e la Pantera Nera. Dopo l'uscita di Ditko nel 1966, Lee prosegue Amazing Spider-Man con John Romita, e il titolo supera rapidamente Fantastic Four per diventare il più venduto dell'editore.
Il metodo Marvel, in concreto
All'inizio degli anni Sessanta Stan Lee scrive, cura e supervisiona la quasi totalità delle serie. Per rispettare le scadenze generalizza un modo di lavorare che esisteva prima di lui in certi studi, ma che porterà d'ora in poi il nome dell'editore.
La discussione
Lee e il disegnatore concordano un'idea di partenza, a volte in poche frasi, a volte in una vera sessione di lavoro.
La sinossi
Lee redige un riassunto, e non una sceneggiatura completa scandita vignetta per vignetta.
La costruzione della tavola da parte del disegnatore
Il disegnatore riempie il numero di pagine previsto, decide la successione delle vignette e il ritmo, e aggiunge spesso scene o personaggi.
I dialoghi per ultimi
Le tavole a matita tornano a Lee, che scrive le nuvolette e le didascalie, poi supervisiona lettering e colore.
Questa organizzazione fa del disegnatore un coautore della trama. È la sua forza, poiché libera talenti come Kirby e Ditko, ed è anche la fonte di tutti i dibattiti successivi: quando un personaggio compare su una tavola prima di avere un nome in una nuvoletta, chi lo ha inventato?
Molto più di uno sceneggiatore: la voce dell'editore
Il contributo di Stan Lee va oltre le storie. Impone un riquadro dei crediti in pagina d'apertura che nomina lo sceneggiatore, il disegnatore, l'inchiostratore e il letterista, una pratica allora poco diffusa. Crea la pagina dei Bullpen Bulletins, che dà notizie della squadra e delle prossime uscite con tono familiare, e una rubrica mensile, Stan's Soapbox, in cui difende anche posizioni contro l'intolleranza e il razzismo. Firma i suoi testi con un «Excelsior!» diventato il suo marchio. I lettori scrivono allora «Caro Stan e caro Jack» dove, presso i concorrenti, si scrive «Caro editore».
Diverse scelte editoriali di questo periodo hanno segnato la storia del medium. Robbie Robertson, presentato in Amazing Spider-Man #51 nel 1967, è uno dei primi personaggi afroamericani a tenere un vero ruolo di secondo piano. Il Falcon, creato con Gene Colan in Captain America #117 nel 1969, è il primo supereroe afroamericano dei fumetti mainstream. Nel 1971, su richiesta di un ministero federale, Lee scrive in Amazing Spider-Man #96-#98 una trama sulla droga. L'organismo di autocensura della professione rifiuta il suo sigillo; Lee pubblica senza, con l'accordo di Goodman, e il codice viene ammorbidito poco dopo.
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Nel 1972 Lee smette di scrivere serie mensili per diventare editore. Il suo ultimo Amazing Spider-Man è il #110, il suo ultimo Fantastic Four il #125. Diventa allora il volto pubblico della Marvel, moltiplicando conferenze, convention e interventi nei campus. Nel 1977 lancia con John Romita la striscia quotidiana di Spider-Man. L'anno seguente esce la sua ultima collaborazione con Kirby, un albo del Silver Surfer spesso presentato come la prima graphic novel della Marvel. Nel 1980 crea con John Buscema The Savage She-Hulk.
Nel 1981 si trasferisce in California per sviluppare gli adattamenti televisivi e cinematografici dei personaggi. Dopo aver preso le distanze dalla gestione quotidiana della Marvel negli anni Novanta, fonda nel 1998 Stan Lee Media, che fallisce nel 2001 in seguito a manipolazioni di borsa dei suoi soci, in cui non è mai stato chiamato in causa. Lo stesso anno cofonda POW! Entertainment e scrive per la DC, per la prima volta, una serie in cui reinventa Superman, Batman e Wonder Woman. Nel 2002 cita in giudizio la Marvel per ottenere la sua parte dei profitti dei film; un accordo viene raggiunto nel 2005.
Gli ultimi decenni lo vedono ovunque: camei nei film, trasmissioni televisive, collaborazioni con editori giapponesi, progetti multipli. Muore a Los Angeles il 12 novembre 2018, a novantacinque anni.
I dibattiti sulla paternità, senza dirimerli
L'argomento è delicato e le fonti si contraddicono. Ecco cosa stabiliscono e cosa lasciano aperto.
Con Jack Kirby. I due si sono pubblicamente contesi, anni dopo, la paternità dei Fantastic Four. Il metodo Marvel rende la questione quasi insolubile: Kirby consegnava trame intere in immagini, Lee le dialogava e ne fissava il tono. Gli storici concordano sul carattere collettivo di queste creazioni, molto meno sulla proporzione.
Con Steve Ditko. Il caso di Spider-Man è meglio documentato. Lee ha prima affidato il personaggio a Kirby, le cui prime pagine non l'hanno convinto, poi a Ditko. In un'intervista del 1965, Ditko attribuiva il nome a Lee e rivendicava il costume, i lanciaragnatele portati al polso e il segnale ragno. Irritato di non essere riconosciuto per le trame che costruiva, ha ottenuto a partire dal #25, nel 1965, di essere accreditato come coautore della trama. Ha lasciato la Marvel l'anno seguente, in condizioni che Lee stesso diceva di non capire bene.
Ciò che resta aperto. Nessuno ha una trascrizione delle conversazioni d'ufficio degli anni Sessanta. Le testimonianze sono state rese decenni dopo, spesso in contesti di rivendicazione di diritti. La formulazione più onesta resta quella della co-creazione.
Collezionare Stan Lee
Per un collezionista, l'opera di Lee si divide in alcuni insiemi. Le prime apparizioni del periodo dal 1961 al 1964, a cominciare da Amazing Fantasy #15, sono i pezzi più ricercati del mercato dell'età d'argento, e ciascuna ha la sua pagina su questo sito. I numeri storici della sua carriera d'autore, come il #96 di Amazing Spider-Man pubblicato senza il sigillo del codice, interessano chi segue la storia del medium. Infine, gli esemplari autografati sono un mercato a parte, in cui solo una firma autenticata da una terza parte riconosciuta, come le etichette di firma della CGC, offre una garanzia seria. Lee ha firmato moltissimo nel corso della vita: la firma da sola non è una rarità, la sua prova lo è di più.