Il miglior run di Suicide Squad resta quello di John Ostrander, Kim Yale e Luke McDonnell (1987-1992, sessantasei numeri), davanti al ciclo di Gail Simone, da Villains United a Secret Six, e alla serie di Tom Taylor e Bruno Redondo. Sei gruppi sono classificati, dal run fondativo fino ai rilanci recenti. Ogni voce indica il punto di partenza, il pubblico e la scelta tra numeri originali ed edizioni in raccolta.
Classificare i run di una squadra la cui formazione cambia a ogni missione pone un problema che una classifica dedicata a un solo eroe non ha: qui il filo comune non è un personaggio, ma un'idea. I detenuti scambiano una pena ridotta con operazioni che nessuno vuole firmare, e Amanda Waller tiene il guinzaglio. A seconda dello sceneggiatore, quell'idea diventa tragedia politica, commedia nera o film d'azione su carta.
Come sempre in questa guida, solo le informazioni verificate (autori, numeri, date) sono presentate come fatti; l'analisi è nostra, senza riproduzione di tavole o dialoghi protetti.
Come abbiamo classificato questi run
Una serie di squadra si giudica su tre punti che il semplice successo commerciale non riflette. Primo, il posto dato a Waller e al sistema di coercizione, perché senza il ricatto della bomba impiantata il Suicide Squad è solo una banda di criminali in missione. Secondo, la capacità di uccidere personaggi senza che diventi un espediente. Terzo, l'accesso per chi scopre la squadra attraverso i film e non ha letto gli anni Ottanta. Un run fondativo può quindi precedere uno più brillante ma più chiuso.
Una parola sul retroterra. Il primo Suicide Squad compare alla fine degli anni Cinquanta in The Brave and the Bold, con Robert Kanigher e Ross Andru: avventurieri senza condanna e senza ricatto. Il concetto moderno nasce con la maxiserie Legends (1986), che fa da prologo al lancio del 1987. Partiamo da quel lancio.
Top 1: John Ostrander, Kim Yale e Luke McDonnell, Suicide Squad (1987-1992)
La serie apre con il numero 1, datato maggio 1987, e chiude con il numero 66, nel 1992. John Ostrander scrive l'intero run; Kim Yale entra presto nella scrittura, e Luke McDonnell si occupa dei disegni nella fase iniziale. La storia introduce Belle Reve, la prigione della Louisiana che serve da bacino di reclutamento, poi operazioni contro regimi stranieri, organizzazioni occulte e talvolta agenzie americane rivali.
Perché questo run domina: nessuno è al sicuro. Deadshot, Captain Boomerang, Bronze Tiger, Rick Flag, la Enchantress o Nightshade possono cadere in qualsiasi pagina, e le conseguenze si trascinano per anni di pubblicazione. Waller acquista la profondità di una figura di potere che gli adattamenti continuano a prendere in prestito. Il punto alto di questa vena politica è il crossover The Janus Directive, che si estende a diversi titoli di spionaggio DC. In questa serie, inoltre, Barbara Gordon assume l'identità di Oracle, legando la squadra all'intera storia di DC.
Questo percorso è rivolto al lettore che accetta una lunga traversata, con disegnatori che si alternano di ciclo in ciclo. Per la collezione: i numeri originali sono l'opzione dell'appassionato, le edizioni in raccolta quella del lettore, perché rispettano l'ordine di pubblicazione e risparmiano la caccia ai numeri isolati. In entrambi i casi, individui i crossover che sconfinano in altri titoli.
Top 2: Gail Simone, Dale Eaglesham e Nicola Scott, Villains United, poi Secret Six (2005-2011)
Non è una serie di Suicide Squad in senso stretto, e lo ammettiamo: Gail Simone raccoglie il DNA morale della squadra, cattivi che fanno del bene senza crederci, ma senza Waller e senza bomba. Villains United (sei numeri, 2005, disegnati da Dale Eaglesham) presenta un gruppo di mercenari che rifiutano di allinearsi a una società segreta di supercriminali. Secret Six riparte dal 2008, con Nicola Scott ai disegni al lancio, e dura tre anni.
Questo run conta perché dimostra che la premessa della squadra criminale funziona più attraverso la scrittura dei legami che attraverso la coercizione. Deadshot e Catman sono le sue figure più simpatiche, e l'umorismo nero viene mantenuto fino alla fine. Non richiede altro che un gusto per l'ambiguità morale.
Si rivolge al lettore che ha amato lo spirito del Squad ma vuole più una storia di personaggi che di spionaggio. Sul fronte del collezionismo, queste uscite non hanno nulla di raro: bastano le edizioni in raccolta di Villains United e Secret Six, e solo gli appassionati di scaffali a tema cercheranno i numeri singoli.
Top 3: Tom Taylor e Bruno Redondo, Suicide Squad (dal 2019)
Tom Taylor scrive, Bruno Redondo disegna, e la serie offre uno sguardo nuovo sulla macchina di Waller: giovani reclute idealiste si scontrano con un apparato cinico che non ha bisogno delle loro convinzioni. Questo scontro dà al lancio una tensione che i rilanci precedenti avevano perso, e il tratto di Redondo rende leggibile la violenza senza indugiare in essa.
È l'ingresso più scorrevole per un lettore che arriva dai film di James Gunn: il tono è diretto, e nulla richiede di conoscere gli anni Ottanta. Lo svantaggio è che l'insieme resta più breve e meno denso del run fondativo.
Per il collezionismo, è un'uscita recente: il valore di mercato non è ancora stabilito. Ciò che lo muoverà dipende da fattori identificabili: quanto durerà la serie, il posto di questi numeri nei futuri adattamenti e le tirature successive. Non offriamo rapporti né cifre di tiratura. L'edizione in raccolta è la scelta ragionevole; conservi i numeri singoli del primo numero se ama gli esordi di serie.
Top 4: Rob Williams e Jim Lee, Suicide Squad (Rebirth, 2016)
Il rilancio Rebirth affida la serie a Rob Williams, con Jim Lee ai disegni per l'arco iniziale. Waller torna al centro del gioco, Harley Quinn resta nel cast e la serie punta a catturare il pubblico attirato dal film uscito nello stesso anno. L'apertura raccoglie una grande squadra fin dalle prime pagine ed è leggibile anche per chi non ha letto nulla prima.
Il suo fascino sta nell'essere un punto d'ingresso senza bagagli, con un impaginato spettacolare. Il suo limite è la distanza tra quest'opera e la finezza politica del 1987: qui si legge un'azione ordinata, raramente angoscia. Il run va bene per chi cerca una lettura moderna e rapida, o per chi colleziona l'opera di Jim Lee.
Per il collezionismo, la conclusione è la stessa di ogni uscita degli anni Dieci: segua le copertine alternative solo se è sicuro che esistano, confronti le vendite concluse nello stesso stato e preferisca l'edizione in raccolta per leggere.
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Top 5: Adam Glass e Federico Dallocchio, Suicide Squad (New 52, 2011)
Il New 52 rilancia la serie nel 2011 con Adam Glass alla sceneggiatura e Federico Dallocchio al primo disegno. È qui che Harley Quinn entra nella squadra in modo definitivo, con un nuovo costume, e che Deadshot, King Shark ed El Diablo formano un gruppo più esplosivo e più "pop". Matt Kindt si occupa di una parte del ciclo.
La serie è discontinua, ed è per questo che la collochiamo qui: ha un'importanza storica, perché prepara la febbre cinematografica, ma la sua scrittura è più allentata di quella dei predecessori. Interessa il lettore che vuole capire come il Squad sia diventato un marchio, e il collezionista di Harley Quinn che vuole seguire il suo cambio di look.
In numeri singoli, questi numeri sono facili da trovare; in forma raccolta, il New 52 è diviso in volumi che non sempre seguono gli archi narrativi. Verifichi l'elenco dei numeri coperti prima di comprare, e lo confronti con il suo inventario per evitare doppioni.
Top 6: John Ostrander e Javier Pina, Suicide Squad: Raise the Flag (2007-2008)
Ostrander torna alla sua creazione con questa miniserie, con Javier Pina ai disegni. Il contesto è cambiato: una generazione è cresciuta, e il titolo stesso della miniserie punta a Rick Flag, il soldato del primo gruppo. Il fascino sta nel vedere lo sceneggiatore fondativo riprendere il tema con vent'anni di prospettiva.
La miniserie è meno fondativa che elegiaca. È rivolta a chi ha già letto il run del 1987, che in essa troverà un'eco, e meno ai nuovi arrivati, perché la posta in gioco presuppone la conoscenza dei personaggi. È anche la più breve della selezione, il che ne fa un complemento facile da inserire nello scaffale.
Per il collezionismo è un titolo complementare: una miniserie che completa lo scaffale di Ostrander senza esserne il pilastro. Se il budget è limitato, viene dopo i numeri fondativi.
Da dove cominciare, in base al suo profilo
Se arriva dal cinema e vuole leggere senza sforzo, apra la serie di Tom Taylor: si legge da sola e non presuppone letture precedenti. Se preferisce i personaggi alle missioni, inizi con Villains United e Secret Six di Gail Simone, poi torni alla squadra.
Se cerca la squadra come è stata inventata, affronti il run di Ostrander, Yale e McDonnell, preferibilmente in edizioni in raccolta successive. E se ha poco tempo, legga Legends per l'ambientazione, poi i primi numeri del 1987: bastano a cogliere la meccanica prima di decidere se continuare. La nostra guida alla lettura dettaglia l'ordine completo per chi vuole andare oltre.
Il collezionista esperto partirà dai traguardi: Suicide Squad #1 del 1987, Legends per Waller, The Brave and the Bold #25 per la squadra originale. Il dettaglio di questi numeri è nell'articolo dedicato ai numeri chiave.
Quanto valgono questi run come oggetti da collezione
Suicide Squad è un caso da manuale: una squadra popolare, numerose serie e un valore di mercato concentrato su pochi numeri più che sui run. I 66 numeri del 1987-1992 furono stampati in quantità nella Copper Age; ciò che dà loro valore sono lo stato e la domanda dei lettori fedeli al run. Il primo numero e i crossover strutturanti si distinguono, e il resto può essere completato a costi ragionevoli.
Per le uscite recenti, il metodo conta più del numero: il valore di mercato non è stabilito, e non si può dedurlo da un singolo prezzo. Consulti le vendite concluse dello stesso numero, allo stesso stato, nell'arco di alcune settimane, poi le confronti con la mediana degli annunci aperti. Un divario che si allarga segnala domanda; un divario stabile, un mercato tranquillo.
Infine, l'effetto degli adattamenti è reale ma irregolare. Gli esordi di un personaggio secondario come Peacemaker hanno reagito all'uscita del film di James Gunn nel 2021, mentre i numeri più centrali non si sono mossi. Per precisare lo stato di una copia, rilegga il nostro metodo di valutazione e tenga il suo inventario numero per numero, per individuare le lacune di un run.
Domande frequenti
Il run di John Ostrander, Kim Yale e Luke McDonnell (1987-1992) è al primo posto: inventa la formula moderna, stabilisce Waller e osa uccidere i suoi personaggi. Per una lettura più leggera e recente, la serie di Tom Taylor e Bruno Redondo è il compromesso migliore.
Non è obbligatorio. Legends (1986) introduce Waller e fa da prologo, ma il primo numero della serie regolare riassume ciò che serve sapere su Task Force X. Lo legga se vuole il contesto dell'evento; altrimenti parta direttamente dal numero 1 del 1987.
Non in senso editoriale: la serie di Gail Simone segue mercenari liberi, senza Waller e senza bomba impiantata. Condivide lo spirito della squadra, criminali di fronte a scelte morali, e Deadshot vi compare. La legga come una cugina, da inserire dopo il run di Ostrander.
Prenda la serie di Tom Taylor e Bruno Redondo, lanciata alla fine del 2019: si legge da sola, con un tono diretto e reclute facili da identificare. Se poi volete tornare alla fonte, prosegua con la prima edizione in raccolta del run di Ostrander.
Per la lettura, le edizioni in raccolta: seguono l'ordine di pubblicazione e si acquistano in un colpo solo. Per possedere i numeri originali, punti prima al numero 1 del 1987, poi completi gradualmente. Prima di acquistare un'edizione in raccolta, controlli l'intervallo di numeri che copre.
Possiede Suicide Squad #1 del 1987 o un numero del crossover The Janus Directive? Lo stimi confrontando le vendite concluse con lo stato.
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